Tua madre o tuo padre invecchia a casa, e ti chiedi come alleggerire la spesa per gli aiuti domiciliari. Buona notizia: esistono diversi dispositivi finanziari che le famiglie ignorano sistematicamente, per mancanza di informazioni chiare. Secondo diversi studi sul tema, tra il 30 e il 40% delle persone anziane idonee a un aiuto non lo richiede mai, semplicemente perché non sa che esiste.
Questo tasso di mancato accesso costa caro: centinaia di euro al mese che restano sul tavolo, mentre potrebbero finanziare un aiuto domestico, adattare un bagno o installare un sistema di teleassistenza. Ecco cinque aiuti concreti, spesso dimenticati dietro la ben nota Prestazione Universale a domicilio, che meritano di essere verificati senza indugi.
Perché tanti aiuti restano sconosciuti alle famiglie
La complessità amministrativa spiega gran parte del problema. Tra l’INPS, la cassa di previdenza, il Comune e gli enti locali, ogni organismo gestisce i propri dispositivi, con i propri criteri di reddito e di non autosufficienza. Risultato: un genitore può essere idoneo a tre aiuti diversi senza che nessun professionista sanitario lo informi spontaneamente.
Gli aiuti non si attivano quasi mai automaticamente. Bisogna montare un fascicolo di richiesta, talvolta presso più uffici contemporaneamente, il che scoraggia molte famiglie già oberste dall’organizzazione della quotidianità (sapendo che esiste anche un congedo retribuito per aiutare un genitore anziano quotidianamente per sollevare i caregiver).
Aiuto n°1: La Prestazione Universale – « Bonus Anziani » (INPS)
La Prestazione Universale è una misura nazionale sperimentale gestita dall’INPS, destinata agli ultraottantenni non autosufficienti, per rafforzare l’assistenza domiciliare e l’autonomia della persona anziana. È una misura specifica per chi ha almeno 80 anni e presenta grave non autosufficienza valutata secondo criteri sociosanitari.
La prestazione è composta da una quota fissa pari all’indennità di accompagnamento (circa 551-552 € mensili nel 2026, importo aggiornato annualmente) e una quota integrativa – Assegno di assistenza – di circa 850 € mensili, vincolati a spese di cura domiciliare. In pratica, chi già percepisce l’indennità di accompagnamento e rientra nei requisiti può arrivare a circa 1.400 € al mese complessivi per l’assistenza a casa.
L’Assegno di assistenza (quota integrativa) può essere usato esclusivamente per retribuire lavoratori domestici qualificati con regolare contratto di lavoro (colf/badanti con compiti di assistenza alla persona) o per acquistare servizi di assistenza sociale. La richiesta si effettua presso l’INPS, ed è necessario possedere un ISEE sociosanitario molto basso.
Aiuto n°2: Le detrazioni fiscali per l’impiego domestico
Molte famiglie pagano un aiuto a domicilio senza sapere che una detrazione fiscale per impiego domestico si applica, anche quando il genitore non è contribuente. Questo meccanismo fiscale consente di recuperare il 50% delle somme versate per retribuire un’ausiliaria di vita, un aiuto domestico o un servizio di teleassistenza, entro un limite massimo annuale.
Questa detrazione può cumularsi con la Prestazione Universale, a condizione di distinguere bene le spese a carico del genitore da quelle coperte dal piano di aiuti. Un commercialista o un servizio sociale comunale può aiutare a chiarire cosa è deducibile, poiché gli errori nella dichiarazione sono frequenti.
Aiuto n°3: Gli aiuti per l’adattamento dell’abitazione (fondi regionali e casse di previdenza)
Adattare un bagno, installare una doccia o posare una rampa d’accesso costa spesso diverse migliaia di euro, un ostacolo che spinge troppe famiglie a rinunciare. Esistono tuttavia sovvenzioni che possono coprire fino al 50% delle spese di adattamento dell’abitazione per i nuclei familiari a reddito modesto, tramite programmi regionali e nazionali.
Le casse di previdenza completano talvolta questo finanziamento con propri aiuti puntuali, cumulabili sotto certe condizioni. Un fascicolo ben preparato, con preventivi allegati, aumenta sensibilmente le possibilità di ottenere un’approvazione rapida.
| Aiuto | Organismo | Beneficiari |
|---|---|---|
| Prestazione Universale | INPS | Ultraottantenni non autosufficienti |
| Detrazione impiego domestico | Agenzia delle Entrate | Chi impiega un aiuto domestico |
| Adattamento abitazione | Fondi regionali e casse | Reddito modesto, lavori di adattamento |
| Teleassistenza | Comune / cassa di previdenza | Persone sole, condizioni variabili |
| Indennità di accompagnamento | INPS | Non autosufficienza riconosciuta |
Aiuto n°4: La teleassistenza finanziata dal Comune o dalla cassa di previdenza
Un dispositivo di teleassistenza tranquillizza tanto quanto costa, e molte famiglie pagano l’abbonamento mensile senza sapere che esiste una copertura parziale. Alcuni Comuni finanziano questo servizio nel quadro di aiuti domiciliari complessivi, mentre altre casse di previdenza propongono un aiuto puntuale indipendente dal piano di assistenza classico.
L’importo della copertura dipende dal reddito del genitore e dalla sua situazione sanitaria. Spesso basta una telefonata al servizio sociale del Comune per sapere se il contratto in corso può essere parzialmente rimborsato.
Aiuto n°5: L’indennità di accompagnamento per chi presenta non autosufficienza riconosciuta
L’indennità di accompagnamento è una misura INPS destinata a chi, indipendentemente dall’età, presenta una situazione di non autosufficienza riconosciuta. Un genitore anziano che non beneficia ancora di questa prestazione dovrebbe verificare l’idoneità nel momento in cui compaiono i primi segni di perdita di autonomia.
La richiesta si effettua tramite il medico curante all’INPS, ed è seguita da una visita medica della Commissione Medica dell’INPS. Nel caso di una situazione di non autosufficienza grave, la prestazione può raggiungere importi significativi e cumularsi con altre misure di aiuto. Merita quindi di essere approfondita con l’aiuto di un assistente sociale prima di qualsiasi decisione sulla permanenza a domicilio, poiché gli importi riconosciuti possono variare sensibilmente a seconda della situazione.
Il riflesso da non dimenticare: una persona in situazione di precarietà economica, senza risorse sufficienti per vivere dignitosamente, può anche richiedere l’Assegno sociale (ex pensione sociale) insieme agli aiuti qui elencati. Questo importo minimo si cumula con la Prestazione Universale, ma non sempre con l’indennità di accompagnamento: meglio verificare presso la cassa di previdenza prima di depositare due fascicoli contemporaneamente.
Come verificare l’idoneità e presentare le richieste
Ogni aiuto dipende da un interlocutore diverso, il che spiega perché tanti fascicoli restano bloccati allo stadio dell’intenzione. Per la Prestazione Universale e le detrazioni fiscali, l’INPS resta il primo contatto. Per l’adattamento dell’abitazione, gli enti locali e i fondi regionali guidano la costruzione del fascicolo di richiesta.
Il servizio sociale comunale, spesso sottovalutato, generalmente conosce l’insieme dei dispositivi locali e può orientarti verso lo sportello giusto in una sola visita. Per l’indennità di accompagnamento, è il medico curante che avvia la pratica verso l’INPS, con tempi di valutazione che possono richiedere settimane: tanto vale anticipare la richiesta ai primi segnali di perdita di autonomia piuttosto che aspettare una situazione d’urgenza.





